Il passaggio generazionale non è più un’opzione

da | Giu 24, 2020 | Blog

Qualche anno fa organizzai  un convegno sul tema del ricambio generazionale in provincia di Lecco, e mi ricordo che non fu un gran successo. Forse la tematica era ancora prematura rispetto ai tempi, forse le aziende del territorio erano ancora saldamente nelle mani degli imprenditori che le avevano fondate negli anni ’60 e ’70, forse non se ne sentiva l’esigenza, sta di fatto che questi modelli imprenditoriali erano i più restii al cambiamento.

Oggi il passaggio generazionale non è più un’opzione, ma una vera esigenza per preparare le aziende di domani a quelle sfide globali, digitali, ambientali che stiamo iniziando a vedere e che non si possono ignorare o rimandare.

Il passaggio generazionale è un momento cruciale nella vita di una azienda, perché implica il trasferimento da una generazione all’altra di un vero e proprio patrimonio di know-how e competenze di gestione, acquisite in anni di esperienza, che però mina l’equilibrio delicato tra imprenditore, impresa e famiglia.

  • L’imprenditore senior vuole lasciare le redini a quello junior? Non facilmente.

Focalizzando la riflessione sulle PMI, che conosco meglio perché sono il mio target, il nodo è proprio questo: in Italia gli imprenditori di aziende familiari o PMI, in gran parte over 60, a parole vorrebbero lasciare l’azienda ai familiari, ma nei fatti pochi sono quelli che lo fanno davvero. Infatti solo il 35% delle aziende familiari passa alla seconda generazione (e sopravvive!), e solo il 15% alla terza generazione. Già questi dati dimostrano quanto poco si faccia per garantire un passaggio fondamentale nella vita di un’azienda e di un imprenditore.

Parlando poi di generazioni, emerge il problema relazionale tra padri e figli, che per cultura, mentalità, vissuto ed esperienze, hanno visioni molto distanti tra loro, spesso inconciliabili, e che rendono emotivamente pesante il distacco del padre e l’accettazione dell’eredità del figlio. A meno che il modello imprenditoriale della figura junior non sia lo stesso dell’imprenditore, senza alcun rinnovamento.

Il cambiamento, l’ho detto più volte nei miei articoli, è qualcosa che spaventa i più. Ma un imprenditore dovrebbe essere preparato a correre certi rischi, ad avere il coraggio di fare scelte difficili, quindi non dovrebbe avere problemi nell’affrontare ciò che rappresenta la sopravvivenza dell’impresa che ha creato lui stesso, motivo d’orgoglio personale ma anche patrimonio pubblico che va salvaguardato.

Questo cambiamento ha tante facce: personale e professionale, familiare e relazionale, organizzativo e aziendale. E’ ovvio quindi che esso generi un sentimento diffuso di confusione da un lato e dei conflitti dall’altro, sia nelle figure senior ma anche in quelle junior.

Nelle PMI poi succede che i ruoli sono poco chiari, non ci sono regole condivise, non si dialoga, non c’è tempo o attenzione verso certe tematiche, mancano gli strumenti, non si sviluppano le competenze. Per l’imprenditore mediamente vige la regola del “faccio le cose come ho sempre fatto”, e non pensa mai a pianificare una sua uscita dall’azienda, preparando il terreno alla nuova generazione.

  • Che cosa impedisce all’imprenditore di preparare questo passaggio? La motivazione giusta.

L’imprenditore è geloso della sua creatura, e pensa che nessuno possa tenerci più di lui. Pensare di lasciarla in altre mani, anche se di un familiare, porta ad uno stato di frustrazione che lo blocca nelle sue posizioni, perché crede che sia impossibile trasmettere l’etica, la passione, il senso del sacrificio e il senso imprenditoriale ad una figura junior che non ha la sua esperienza. Se invece pensasse a questo passaggio come un’opportunità per apportare quel rinnovamento, quella rivoluzione creativa necessaria a inserirsi nel contesto economico di oggi e soprattutto di domani, ecco che la sua motivazione ne trarrebbe grande giovamento.

  • Come superare questa empasse? Attraverso lo strumento più semplice a sua disposizione, la comunicazione.

Ovviamente quando l’imprenditore è bloccato nelle sue posizioni, non si convincerà facilmente a cambiare atteggiamento. E’ quindi necessario un aiuto esterno (di un consulente), che possa valutare competenze e orientamenti dei successori designati, supervisionando e coordinando tutte le fasi della transizione, individuando le principali criticità e suggerendo soluzioni specifiche. In questo modo la comunicazione si trasformerà in quel processo strategico per e tra gli attori coinvolti, che potrà determinare il successo o il fallimento di questo momento cruciale.

Come ho detto all’inizio, infatti, ogni azienda è inserita in un sistema economico, coinvolge altre aziende, persone, pubblico e privato, e gli imprenditori hanno la responsabilità verso tutti questi attori.

Ecco perché non è più un’opzione!

Non si può pensare all’impresa come un qualcosa di proprietà dell’imprenditore, bensì è un patrimonio della comunità in cui si inserisce, del suo territorio, della sua economia, e non prevedere una sua continuazione in mani seppur fidate è un danno enorme verso la società.

Quel che è certo è che nel passaggio generazionale, la paura più grande dell’imprenditore è che il successore non sia all’altezza del suo compito di continuare a fare crescere l’azienda, e anzi la possa distruggere. Mentre spesso le generazioni più giovani sono portatrici di nuovi valori, competenze, vissuti e capacità che possono migliorare e potenziare quanto viene loro affidato, rivelandosi perciò creatrici di valore e ricchezza.

L’Italia è un paese che sta invecchiando quindi queste situazioni saranno sempre più frequenti nei prossimi anni, non è pensabile perdere un patrimonio inestimabile di conoscenze, valori, cultura, prodotti, made in Italy, creatività, qualità, che ci sono riconosciute in tutto il mondo, solo perché siamo aggrappati al passato.

Il passaggio generazionale è la soluzione per far crescere la nostra economia, soprattutto con la crisi epocale che stiamo vivendo.

Rappresenta quell’iniezione di fiducia e di Italianità che dobbiamo preservare e non disperdere, per consegnarla nelle mani delle generazioni di domani, già pronte a gestire questa nuova sfida.

 

Mi piacerebbe conoscere storie di aziende che hanno vissuto questo passaggio, e vorrei raccontarlo nel mio blog come case history. Se vi interessa essere protagonisti nel mio blog dedicato al cambiamento generazionale, scrivetemi info@paolamonisso.it.

A martedì prossimo!

 

Foto di copertina: https://www.cristianonordio.com/ricambio-generazionale-e-innovazione/

Fonti autorevoli: Dott.ssa Anna Piazza, Psicologa delle Organizzazioni, Dott. Massimiliano Ferrari, Commercialista e Mediatore

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