Riflessioni sulla terza (o quarta?) età

da | Lug 14, 2020 | Blog

Nel mio articolo del 23 giugno sul ricambio generazionale, ho accennato al fatto che l’Italia è un paese che sta invecchiando e non si può più permettere di rimandare la questione del ricambio generazionale, da un lato, e del cambiamento della società e dei suoi nuovi bisogni dall’altro.

Partiamo dai dati statistici

Giusto in questi giorni è stato pubblicato l’ultimo bollettino Istat 2019 (non ancora condizionato dall’effetto Covid-19) che parla di un vero e proprio declino demografico dato da:

  • un ulteriore calo del tasso di natalità (al di sotto di 1,29 figli per donna, già bassissimo),
  • la “perdita” di più di 100.000 residenti, tra nascite in calo, decessi in crescita, minori flussi migratori di stranieri,
  • un aumento preoccupante del fenomeno dell’emigrazione di italiani (e di stranieri residenti in Italia) all’estero.

Se ci confrontiamo con l’Europa, vediamo che il tasso di natalità più alto si registra in Irlanda e Svezia (12,5 per 1.000 abitanti), il più basso in Italia (con 7,3 nati ogni 1.000 abitanti), la media europea di 9,7 su mille. Rispetto all’anno precedente sono calate le nascite nell’UE di circa 118.000 unità mentre sono aumentati di 46.000 i decessi. L’Irlanda è in testa alla classifica anche dei Paesi in cui le nascite hanno superato le morti al punto da garantire il ricambio naturale della sua popolazione (6,1‰). In quindici Stati membri, tra cui l’Italia, le morti sono state nettamente più numerose delle nascite.

Leggi l’estratto in questo articolo.

Vedi anche l’articolo: Record negativo di nascite. Immigrati in calo e italiani in fuga. Il rapporto Istat 

Questa situazione dovrebbe farci riflettere e ripensare il modello sociale esistente per iniziare (senza rimandare) a costruire un modello sociale nuovo, di un futuro ormai prossimo, nel quale i protagonisti saranno i nostri figli e le future generazioni.

Come ripensare la nostra società oggi?

In base ai bisogni dei cittadini di domani:

  • Le nuove generazioni

native digitali, tecnologiche ed evolute per definizione, che vivranno in un modo completamente diverso da quello delle generazioni degli anni ’60, ’70 e ’80, e che porteranno il paese verso una nuova prosperità, nel rispetto di ciò che è stato e nella consapevolezza di ciò che sarà e che vorranno costruire.

  • Le vecchie generazioni

che peraltro hanno un’aspettativa di vita molto elevata (85,3 anni per le donne, 81 per gli uomini), che hanno costruito un patrimonio di ricchezza, cultura, valori, conoscenze dal valore inestimabile, e che uscite dal mondo del lavoro avranno ancora molto da dare al nostro paese per farlo crescere.

Due generazioni culturalmente, fisicamente, mentalmente molto diverse, che si troveranno a convivere ancora a lungo, e che insieme agevoleranno la transizione verso il nuovo modello di società che vedrà la luce probabilmente in un altro secolo.

La “convivenza” generazionale

In questa “convivenza generazionale”, le nuove leve dovranno iniziare a considerare un nuovo target a cui rivolgersi: la terza età (o la quarta che dir si voglia), un mercato già presente, in crescita lenta ma costante, con bisogni, esigenze, risorse diverse da quelle dei giovani d’oggi. E a cui bisogna dedicare grandi attenzioni. Non farlo equivarrebbe a scelte miopi e prive di futuro.

La terza età (o la quarta?): il futuro è anche qui!

A pensarci bene, è un momento delicato per ogni persona quello di chiudere la lunga vita lavorativa (mediamente di 40 anni) per dedicarsi finalmente al riposo, o a fare altro.

Conosco molte persone che una volta uscite dal mondo del lavoro si sono sentite spaesate, escluse da una società che va avanti anche senza di loro, spesso incapaci di ricostruirsi una quotidianità fatta di nuove abitudini, nuovi ritmi, nuovi stimoli…che però a volte mancano. Situazione aggravata in certi casi da pensioni non in grado di mantenere lo stile di vita precedente, e quindi con la prospettiva di rinunce e privazioni decisamente poco motivante.
Nei casi più fortunati, questa libertà viene vissuta positivamente, con energia ed entusiasmo, e di fatto alcuni vivono una seconda giovinezza, dove si scoprono nuovi interessi (viaggiare, cura di sé, nuovi amori, nuove amicizie, nuove passioni), agevolati magari da pensioni solide che consentono una vita agiata e piena, senza preoccupazioni o rinunce.

In entrambi i casi una cosa è certa: in Italia mancano ancora molti servizi dedicati alla terza età (che non siano servizi sanitari), e che potrebbero rappresentare un’opportunità di business per chi decidesse di rivolgersi a questo target crescente, oltre che un’opportunità di rinnovamento di vecchi modelli ormai superati.

I servizi possono essere di vario genere: ovviamente ragionando da consulente e soprattutto da formatore, quelli a cui penso io sono nell’ambito della formazione, perché per me l’apprendimento non si conclude con la fine degli studi scolastici o universitari, ma è un processo che continua per tutta la vita, e che semplicemente con l’età ha tempi diversi ed è più lento.

Alcuni esempi in quest’area sono:

  • Le università della terza età, per chi voglia approfondire delle tematiche nuove o a cui non ha potuto dedicare tempo prima, non ancora così diffuse.
  • Corsi di formazione, per esempio sui nuovi strumenti digitali, che hanno consentito per esempio in periodo di lockdown di evitare il totale isolamento di molti anziani, ma che stentano a decollare in tempi normali.
  • Percorsi di educazione di vario genere: sull’alimentazione sana, su uno stile di vita sano, l’educazione al movimento, ancora troppo sporadici e lasciati alla mera iniziativa privata.
  • Affiancamento nell’educazione dei più giovani: per non perdere la memoria storica, l’esperienza delle vecchie generazioni, un investimento sul futuro delle generazioni di oggi, a cui tramandare la ricchezza del sapere del passato.

Tutti esempi che hanno peraltro il non secondario vantaggio di favorire la socializzazione, l’inclusione, l’integrazione tra generazioni, così importanti per noi esseri umani.

Il dato di fatto è che non possiamo ignorare che in un futuro neanche tanto lontano, la popolazione italiana sarà costituita per la maggior parte da persone over 70 con bisogni, desideri, abitudini e risorse diverse rispetto alle nuove generazioni. Va quindi ripensato un modello di società inclusivo anche di questa fascia d’età, e che potrà contribuire al rilancio dell’economia e di conseguenza avere impatti positivi anche sulla ripresa demografica.

Nel mio piccolo, nel mio business plan ho inserito una voce specifica, ovvero creare un progetto educativo dedicato alla terza età, a partire dal mio comune e da proporre poi ai comuni limitrofi, e che spero possa vedere la luce a breve termine, che mira a dare l’autonomia digitale agli over 70 promuovendo la socializzazione. E’ il mio piccolo contributo nei confronti di persone che hanno fatto grande il nostro paese, e che meritano un segno tangibile di riconoscenza da parte di tutti noi.

Pronti per il futuro?

C’è chi si è già buttato nella mischia, creando servizi pensati proprio per questa fascia di età, e che sta raccogliendo già ottimi risultati: quali esempi potete citare che siano di ispirazione e motivazione per imprenditori alla ricerca di idee? Avete voi stessi dei sogni nel cassetto e che dopo aver letto il mio articolo pensate sia il momento di realizzare? O volete raccontare servizi innovativi per gli over…??

Ditemelo nei commenti, sarò lieta di condividere le vostre esperienze nel mio blog!

A martedì prossimo!

 

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

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