14 dicembre, Google si ferma: cosa ci insegna?

da | Dic 15, 2020 | Blog

Ieri c’è stato un evento che ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, un “blackout” delle app più popolari di Google (meet, gmail, google play, adwords, Youtube e molte altre).

Anche io ne ho subito le conseguenze: stavo facendo una lezione di inglese su google meet, quando improvvisamente la connessione si è interrotta, e ho dovuto così cambiare piattaforma per continuare. Mentre mio figlio che stava facendo didattica a distanza ha perso due ore di lezione, senza possibilità di recuperare. Solo dopo ho scoperto cos’era successo.

La rete è diventata monopolio di Google. Domanda o affermazione?

Tra posta, meeting online, ricerche, pubblicità, schede aziende, oggi non credo ci sia nessuno che non utilizzi almeno una volta al giorno una di queste app, se non farne addirittura un uso continuativo, come me.

Il bello di Google è che la maggior parte dei suoi servizi sono gratuiti, quindi perfetti per chi ha una piccola attività, come un libero professionista o un negoziante, non ha molte risorse da investire in pubblicità o in servizi online, e trova in Google la risposta a molti dei suoi bisogni. Perfetto fino a quando non si scopre che un black out (o data breach o attacco hacker che dir si voglia) può improvvisamente bloccare tutto, mettendo in seria difficoltà milioni di persone e milioni di attività.

Il danno maggiore lo hanno avuto gli studenti, per la maggior parte dei quali la didattica a distanza si svolge su google meet, e che hanno perso ore di lezione (come se già non bastasse il virus a metterli in difficoltà).

Non sono ancora chiare le cause del problema che si è verificato, ce lo faranno sapere prima o poi. Nel frattempo il problema è stato risolto.

Nonostante questo continuo a ritenere che Google abbia molto da offrire e che il colosso di Mountain View abbia saputo creare strumenti di indubbia utilità e che useremo ancora per molto tempo.

Ma questo evento mi ha fatto riflettere su un altro tema: quanto sia rischioso investire in un unico fornitore di servizi.
E questo vale in ogni ambito: pensate per esempio agli investimenti bancari, dove differenziare il portafoglio investimenti è fondamentale per poter guadagnare di più e ridurre il rischio di perdite. Quindi perché non farlo anche nel business?

La parola chiave è DIFFERENZIARE.

Vediamo alcuni ambiti in cui è importante farlo:

  • Nella scelta dei motori di ricerca.

Google è un motore di ricerca, il più utilizzato al mondo, ma che dire di Bing? Bing si rivolge ad un mondo magari più ristretto, ma non per questo meno interessante. Ed è un motore di ricerca perfetto per quelle aziende che vogliono farsi trovare per esempio da clienti del Nord Europa, dove viene largamente utilizzato.

Alcuni dati interessanti:

Mossa Vincente dati bing

Usare Bing, a fianco a Google, potrebbe essere un’ottima strategia commerciale per l’internazionalizzazione di un’azienda, che tra l’altro essendo ancora poco sfruttato, offre servizi di pubblicità a costi decisamente inferiori rispetto a Google, e dove quindi potrebbe essere molto più efficace investire.

  • Nella scelta dei fornitori.

Porto un esempio personale: recentemente mi sono trovata nella spiacevole situazione di dover cambiare il fornitore di penne che stavo realizzando per un cliente, perché non mi dava il prodotto che volevo. E così mi sono rivolta ad un altro fornitore, che conoscevo già ovviamente, che invece mi ha proposto il prodotto perfetto. Se non avessi avuto l’opzione B non avrei soddisfatto il cliente.

Nella scelta dei fornitori non limitiamoci a scegliere quello che “costa meno” e soprattutto non affidiamo ad un unico fornitore tutti i nostri lavori, ma usiamone sempre almeno un paio, anche per poter avere un costante confronto di qualità, prezzi e offerta.

  • Nella scelta dei clienti.

Un errore che molte aziende fanno è di essere mono-cliente. In alcuni casi può essere la scelta vincente, in realtà questa regola è saltata con la pandemia, e chi si è trovato in questa situazione probabilmente avrà avuto dei grossi problemi. Il rischio di avere un unico cliente è lo stesso rischio di quando si investe in azioni di un’unica società: se il mercato va bene, i guadagni saranno altissimi, se va male sarà un bagno di sangue.

Anche nella scelta dei clienti differenziare è la parola chiave: ogni azienda deve trovare il mix ideale in base al proprio settore, prodotto e servizio. Il mio consiglio è quello di creare uno zoccolo duro di clienti fidelizzati (grandi e piccoli) da un lato, e dall’altro continuare a fare attività commerciale alla ricerca di nuovi clienti.

Sedersi sugli allori è decisamente una cosa da non fare. Mai.

Vi sembrano consigli scontati?

Probabilmente lo saranno, ma giunti alla fine di questo anno “particolare”, che ci ha posto di fronte a nuovi paradigmi, direi che per il 2021 sarebbe opportuno fare una riflessione almeno sui 3 punti visti sopra, che sicuramente non sono esaustivi nella compilazione di un business plan, ma rappresentano un buon punto di partenza per iniziare un anno nuovo con i giusti presupposti.

PS Continuerò ad usare Google, nonostante quello che è successo ieri, come molti di noi, ma almeno da oggi conosco delle valide alternative per cui non mi troverò più impreparata, e come per il fornitore di penne, avrò il piano B.

In quali altri ambiti è importante differenziarsi? Scrivetelo nei commenti, o contattatemi per ragionare insieme al vostro 2021!

A martedì prossimo!

 

Alcuni articoli sul “black out” di ieri:

Credits immagine di copertina.

 

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