All’interno di qualsiasi contesto lavorativo, che sia un’azienda piccola o grande, o anche quando si ha a che fare con clienti e fornitori, ciò che fa la differenza e determina il successo di un’attività è il suo team, le sue persone.
Avere le persone giuste, competenti, motivate, appassionate, determinate, non solo è strategico, ma è anche la parte più difficile da realizzare. Perché sceglierle non è per niente banale, soprattutto se ci si focalizza solo sulle competenze tecniche e non sulle soft skills (o competenze trasversali) ancora più importanti in contesti così complessi come quelli attuali.
Quindi quali sono i criteri con cui scegliere le persone giuste?
Ecco i 5 più importanti:
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Competenze acquisite, sia a livello scolastico/universitario che a livello di esperienza sul campo: avere la persona giusta significa poterle affidare dei compiti specifici fin da subito, contando sul fatto che abbia gli strumenti e li sappia utilizzare. Questo non esclude nemmeno i neolaureati alla prima esperienza, se all’interno del loro percorso hanno fatto tirocini nell’area richiesta, e che normalmente sono dotati di un entusiasmo e una velocità di apprendimento e adattamento maggiore. Quindi direi che è necessario un buon mix!
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Capacità di entrare in empatia: una persona che riesca subito ad entrare in squadra, a creare un buon feeling con le persone con cui lavorerà, che siano il titolare dell’azienda o la segretaria, riuscirà ad integrarsi e ad essere produttiva molto più velocemente! Nessuno vuole lavorare con chi non parla mai, si isola, e non sorride mai, ma attenzione anche all’estremo opposto: chi vuole essere subito al centro dell’attenzione, facendo il simpatico a tutti i costi o millantando la sua bravura, non avrà molti fan. Anche qui quindi un buon mix è necessario!
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Organizzazione: sembra scontato ma non lo è affatto! Essere organizzati significa pianificare le attività, seguire un ordine preciso, evitando così di perdere tempo, che è la risorsa più scarsa in assoluto in azienda. Per esempio nelle riunioni cercare sempre di portare l’attenzione sui punti da trattare, evitando di alimentare discussioni fuori luogo. In generale cercando sempre di rispettare le scadenze. Insomma, essere sul pezzo!
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Diffidare di chi non sbaglia mai: tutti sbagliamo, prima o poi, ma lo sbaglio fa crescere, crea le condizioni per una nuova opportunità, idea, modalità che prima non si era presa in considerazione. Chi non ammette i propri errori, o peggio li scarica sugli altri, non è qualcuno che sa assumersi le proprie responsabilità, e diventa perciò inaffidabile. E inoltre crea malumori e inefficienze all’interno di un team.
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Proattività e pragmaticità: due capacità che viaggiano insieme, cioè via libera alle idee, alle proposte, alla ricerca di soluzioni innovative, purchè non si perda di vista la realtà e non si prometta l’impossibile. Meglio procedere per piccoli passi raggiungibili, che rincorrere una chimera.
Una volta scelte le persone giuste, si può costruire una relazione di fiducia stabile nel tempo, e che sia davvero produttiva. Ma la gestione di un team è una strada tortuosa che richiede molto impegno, attenzione e dedizione anche da parte di chi lo guida.
Avere le persone giuste infatti non basta: bisogna anche saperle gestire. Essere un “capo” o un team leader non è per niente banale né tantomeno facile. Fare squadra, come ben sanno gli appassionati di calcio, non è avere il campione che fa gol, ma avere 11 giocatori che insieme portano alla vittoria.
Ecco allora anche le 3 regole base del team leader:
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Coinvolgimento: solo dando compiti specifici che motivino il singolo membro della squadra verso un comune obiettivo (affidando un ruolo specifico), allora saranno tutti pronti a dare il 100% per raggiungerlo. Ovviamente controllando che ognuno faccia la sua parte e la faccia al meglio delle sue possibilità.
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Non avere fretta: un team richiede tempo per funzionare. È necessario che si instauri una reciproca conoscenza e fiducia tra i suoi membri, si delinei il ruolo più adatto ad ognuno in base ai mezzi di ciascuno (competenze, esperienze). Tutto questo richiede tempo e il team leader deve dare degli obiettivi raggiungibili (nel marketing diciamo che gli obiettivi devono essere smart).
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Motivare, motivare, motivare! Il team è fatto di persone che mettono a disposizione il loro bagaglio di conoscenze e competenze per il raggiungimento di un obiettivo (aziendale). Il percorso però non è sempre facile, e ci possono essere momenti in cui cala l’energia. Ecco che allora il team leader deve capire quando c’è questo calo di energia ed intervenire. Come? Magari rivedendo gli obiettivi e rendendoli più facili da raggiungere, o frazionandoli per poterli gestire in modo più preciso. E ristabilendo quella giusta motivazione che è il motore fondamentale per il miglior funzionamento della squadra.
Come ve la cavate a gestire i vostri team? Ritenete più difficile il ruolo di membro del team o di leader? Quali sono le vostre strategie di gestione del team? Ditemelo nei commenti, è sempre utile condividere esperienze aziendali diverse!
E se avete bisogno di un confronto su questa o altre tematiche che vi appassionano e vi interessano, contattatemi, sarò lieta di rispondervi!
A martedì prossimo!

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