Lavoro da dipendente o Partita IVA?

da | Mag 5, 2020 | Blog | 3 commenti

Questo periodo di grande incertezza nel mondo del lavoro è in realtà un momento propizio per ognuno di noi per fare un bilancio della propria vita professionale, capire dove vogliamo andare una volta rientrata l’emergenza e cosa vogliamo realizzare per sentirci ancora o di nuovo felici. Per questo è giusto domandarsi:

  • Sto facendo il lavoro giusto per me?
  • Sono felice e soddisfatto di quello che faccio?
  • E’ forse arrivato il momento di cambiare?
  • Cambiare da dipendente ad autonomo? O da autonomo a dipendente?
  • C’è qualche sogno nel cassetto che vorrei realizzare?

A me è capitato di cambiare diverse volte lavoro, ma sono 2 i momenti fondamentali che posso citare: quando sono diventata manager in una multinazionale e quando ho aperto la partita IVA. Momenti molto diversi tra loro: in un caso era per me l’apice della mia carriera in azienda, al quale ambivo ed era ciò per cui avevo studiato e lavorato tanto. Nell’altro caso è stata una rivoluzione rispetto a tutto quanto conoscevo, di cui sto raccogliendo i frutti ora dopo 6 anni, dopo tanto sacrificio, studio, esperienza.

E’ proprio attraverso la mia esperienza che vorrei aiutarvi a districarvi nei due mondi, il Lavoro da dipendente o la Partita IVA, per poi scegliere ciò che più si adatta alle vostre attitudini, al vostro modo di essere, ai vostri sogni. Il cambiamento non è un processo facile per chi si trova davanti ad un bivio, e neanche scegliere per chi sta entrando ora nel mondo del lavoro lo è. Magari avere dei consigli da chi conosce entrambi i mondi, ed è già passato attraverso questo cambiamento, può essere d’aiuto.

Quali sono le principali differenze tra il Lavoro da dipendente e la Partita IVA, per fare scelte consapevoli e non crearsi false aspettative?

Lavoro da dipendente

Entrare in azienda come dipendente oggi è molto diverso da com’era 30 anni fa, quando questo coincideva con il posto fisso (perché anche nelle aziende private c’era questa visione del dipendente). Oggi il mondo aziendale si sta evolvendo, e a prescindere dalle dimensioni dell’azienda, quello che deve interessare in primis è se il lavoro che cerchi e quello che ti offrono sono allineati. Ma soprattutto se sai davvero cosa significa entrare a lavorare in un’azienda come dipendente. Ecco come muoverti:

  • Quello che devi sposare prima di tutto è il progetto

la visione dell’azienda, la filosofia, i prodotti o servizi, l’organizzazione. Il contributo che puoi dare tu alla crescita lo potrai portare solo nel tempo, con le tue competenze, conoscenze, ma soprattutto con l’allenamento sul campo, osservando e confrontandoti con i colleghi, facendo formazione, assorbendo tutto come una spugna, per poi dare a tua volta valore aggiunto. Dai un’occhiata al sito web o alle pagine social dell’azienda che ti interessa, informati prima per capire se il progetto nel complesso ti piace, è un primo modo per filtrare le alternative.

  • Il tuo biglietto da visita è il tuo Curriculum vitae

bisogna farlo meticolosamente e presentarlo in modo efficace per poter attrarre l’azienda e chiamarti ad un colloquio. Non trascurarlo, aggiornalo costantemente, iscriviti ad un social professionale come Linkedin e così sarai più facilmente ricercabile. Assicurati di avere un’immagine coerente e positiva nel web, cosicché chi ti cerca possa farsi una buona prima impressione di te, esattamente come fai tu quando selezioni le possibili aziende a cui candidarti. E non limitarti al classico CV scritto: sii creativo, personalizzalo, mettici una tua foto, realizza un video CV, renditi visibile. Sarai anche più interessante!

  • Il contratto è senza dubbio importante!

ci sono parole chiave che devi conoscere: la RAL (Retribuzione Annua Lorda), i benefit (premi ad obiettivi per esempio, o se sei un commerciale l’auto aziendale, ecc.), l’inquadramento (categoria contrattuale, ovvero impiegato, quadro, dirigente), le modalità di esecuzione del lavoro (es. in ufficio, smart working ecc.). Prima di accettare un’offerta di lavoro, sarebbe bene informarsi su quali sono i parametri di riferimento per quel ruolo in quel settore, per evitare di accettare contratti al ribasso o al contrario di fare richieste fuori mercato. Su Linkedin è possibile trovare queste informazioni ma anche altri portali ti permettono di dare il giusto valore alla tua professione. Ciò dimostra peraltro all’azienda che sei uno che si informa.

  • Il tempo è definito

ovvero orario di lavoro (9-18) mediamente 40 ore settimanali, ferie e permessi (circa 30 giorni l’anno). Ci sono grandi vantaggi nel lavoro da dipendente, perché se vai in vacanza sei pagato, se ti ammali e stai a casa sei pagato, ma quando lavori sei di solito vincolato ad un orario o a delle regole precise o a degli obiettivi con delle scadenze, per cui non hai una piena libertà di movimento. Flessibilità sì, ma con moderazione.

  • Tasse e contributi

altro indubbio vantaggio è che l’azienda versa le tasse per il dipendente automaticamente ogni mese, contestualmente ai contributi all’INPS a fini pensionistici. Inoltre se il contratto termina, il dipendente avrà maturato una somma chiamata Trattamento di Fine Rapporto, che corrisponde ad una mensilità per ogni anno lavorato. Un piccolo tesoretto molto utile!

  • Il rischio è praticamente assente

ogni mese, per 12 mensilità più la tredicesima (a volte anche la quattordicesima), il reddito è garantito, il posto anche, a meno di decisione da parte del dipendente o dell’azienda di terminare il rapporto. E le preoccupazioni dell’azienda rimangono in capo a chi le dirige o ai titolari, quindi è certamente vantaggioso, se non si ha un’anima imprenditoriale.

  • Il vantaggio sociale non è da meno

in azienda si creano relazioni durature con i colleghi, si partecipa ad eventi, riunioni, formazione, c’è un costante confronto, che a volte arricchisce a volte causa malumori, soprattutto perché si vive con i colleghi per tanto tempo, spesso facendo sempre le stesse cose, in una routine che a lungo andare può essere pesante.

  • La tua professionalità è ciò che tu offri

se non si inserisce perfettamente in azienda prima o poi il rapporto scricchiolerà. E’ difficile se non impossibile saperlo prima, ma spesso la prima impressione, quello che sentiamo d’impatto al primo incontro con il futuro datore di lavoro ci dirà se è scoccata la scintilla oppure no. A volte fidarsi del proprio istinto non guasta!

Partita IVA

Aprire la Partita IVA non è così banale. Prima di farlo dovremmo capire se abbiamo il giusto mindset, ovvero quell’attitudine imprenditoriale necessaria per poter gestire in toto la propria attività. Qui nessuno ci aiuterà, dobbiamo capire da soli se quel sogno che abbiamo può tramutarsi in impresa, e per questo bisogna avere la giusta motivazione.

Mi spiace dire che l’università non mi ha dato le basi per poter fare questa scelta all’inizio, per cui ho affrontato questo passaggio dopo 20 anni da dipendente impreparata verso quello che mi aspettava: ho imparato tutto sul campo, con sacrificio, delusioni, fatica ma soprattutto dovendo costruirmi un modello professionale che è completamente diverso dal modello da dipendente che avevo. Ecco allora come muoverti se vuoi aprire la Partita IVA:

  • Sei già un imprenditore se hai un’idea

per realizzarla sarà importante la motivazione, come detto prima, la conoscenza del contesto che ti circonda, i bisogni del tuo cliente ideale, senza fretta. Se scopri che la tua idea è utile e soddisfa un bisogno che qualcuno è disposto a pagare allora è anche realizzabile concretamente.

“Datti tempo perché l’idea diventi progetto, e il progetto diventi un lavoro” (cit. Roberta Moretti, Business Coach)
  • Il tuo biglietto da visita sei tu

la tua sicurezza, la tua determinazione sono prioritarie, il resto è l’immagine che vorrai trasmettere, attraverso un biglietto da visita, il sito, una brochure, una video presentazione. Sii presente nei social (Linkedin, Facebook, Instagram, Youtube…) come osservatore all’inizio come animatore poi, crea contenuti di valore, valorizza le tue competenze, lì dentro ci sono i tuoi potenziali clienti, conquistali. Purché tu li scelga (i social!) saggiamente e siano funzionali al tuo lavoro, non d’intralcio.

  • Una volta capito che la tua idea può diventare un lavoro, allora puoi aprire la Partita IVA.

E’ relativamente facile, e si può scegliere tra regime forfettario (non si paga l’IVA e la tassazione è al 15%) e regime ordinario (si paga l’IVA e la tassazione è a scaglioni di reddito). Ci sono pro e contro in entrambi i regimi, quello che ti consiglio, perché non è la mia materia, è di rivolgerti ad un commercialista, che, numeri alla mano (ovvero con un business plan) potrà suggerirti la soluzione migliore per te. Attenzione: l’attività in proprio ha una caratteristica fondamentale che la distingue dal lavoro da dipendente, ovvero la discontinuità delle entrate, dovute a stagionalità, clienti che cambiano ogni anno, dimensione e valore dei progetti, contingenza ecc., è bene saperlo perché può condizionare fortemente una scelta del genere.

  • Il tempo è dilatato

non esiste un orario di lavoro, c’è indubbiamente maggiore flessibilità, con la possibilità (che non ha prezzo) di conciliare anche i tempi della vita familiare e privata, ma di fatto si lavora molto di più. La mia esperienza è che vado ben oltre le 40 ore settimanali, e ricerche dicono che la media sia tra le 30 e le 50 ore. Ma la vera differenza è che non le conto, non mi accorgo del tempo che passa, perché faccio ciò che amo e non mi pesa. Attenzione ad abusarne: infatti non ci sono ferie, permessi o malattia, nel senso che se non lavori non guadagni, e questo ti porta a lavorare sempre. Occhio anche allo stress!

  • La nota dolente sono tasse e contributi

mantenere la Partita IVA nel tempo costa (vedi commercialista, tasse, INPS) tutti costi che vanno detratti dal fatturato, dal quale vanno tolti anche i costi di gestione (pc, auto, telefono, affitto ufficio, formazione, promozione e altro) quindi il vero guadagno si assottiglia. Per questo è fondamentale conoscere i propri numeri, tenerli sotto controllo e verificare che l’attività sia in grado di sostenersi, ricordando che una start-up ci mette mediamente 3 anni a rientrare dei costi e guadagnare. E’ quindi bene pianificare entrate e uscite, e accantonare anche un piccolo cuscinetto utile nei momenti più difficili.

  • Il rischio è tutto sulle tue spalle

si chiama infatti rischio d’impresa, perché non c’è contratto che tenga in caso di crisi, o che impedisca alla concorrenza di soffiarti il cliente migliore, o che ti protegga dalle fluttuazioni del mercato. Accettare il rischio significa responsabilità, capacità di gestione e controllo, organizzazione.

  • Una caratteristica peculiare del libero professionista è la solitudine

si è da soli a prendere le decisioni, si è da soli ad intraprendere le azioni per promuoversi, si è da soli nel creare prodotti e servizi. Ma non è una condizione immutabile: sta a te costruire delle relazioni di valore con clienti, fornitori, altri professionisti, o di entrare in circoli esclusivi (es. community, reti, associazioni di categoria), partecipare ad eventi ed occasioni di formazione dove espandere la tua rete. In questo modo creerai alleanze in ottica win-win così importanti per crescere e far crescere la tua attività.

  • La tua originalità è ciò che ti distingue

è data dalla tua professionalità e dalla tua storia personale, e sarà il tuo vantaggio competitivo nel mercato. E’ ciò che rende diverso chi sceglie la Partita IVA da chi decide il lavoro da dipendente: non farsi plasmare dall’idea di un altro, ma crescere partendo dalla propria idea di business, svilupparla ogni giorno ed evolverla con il mutare dell’esperienza e della maturità professionale. Poter scegliere chi essere e come esserlo è quello che mi ha fatto decidere di aprire la partita IVA. Anche se questo ha comportato la rinuncia ad un lauto stipendio e ad innumerevoli benefit, ma chi mi può impedire di poter avere un giorno, neanche tanto lontano, tutto quello che ho sempre desiderato, anche in termini economici?

Mix?

Esiste però anche una terza opzione, ovvero un mix di lavoro dipendente e autonomo, perché possono “tranquillamente” coesistere. Sta ovviamente a noi dosare tempi ed energie nelle due attività, che se vogliamo fare bene ne richiedono molte, ma ciò non è impossibile, e  anzi in un momento di transizione potrebbe essere la scelta migliore.

Per me è stato così: quando ho aperto la Partita IVA, per 4 anni ho portato avanti un lavoro part-time in azienda, affiancandolo a quello della formazione, conciliando così i due mondi. Alla fine mi sono resa conto che ciò che mi rendeva davvero felice era l’attività di formazione, così ad un certo punto ho preso coraggio e ho tagliato l’ultimo cordone che mi teneva legata alla mentalità da dipendente, scegliendo la libera professione, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per me. Come lo so? Semplice: è quella che oggi mi fa dire ogni giorno

“sono felice di aver scelto la mia professione, perché sto dando il 200%, non mi pesa, e mi ha fatto crescere tantissimo in pochissimo tempo, creando una rete di partnership davvero impensabile solo fino a un anno fa!”.

Quindi cosa scegliere? Chi come me ha una famiglia (e non lo dico solo per le donne, ma in generale) probabilmente ragionerà ancora di più la scelta in un senso o nell’altro perché essa condizionerà poi la vita dell’intera famiglia. Il consiglio è di chiedere aiuto e appoggio, perché sicuramente ci potranno essere momenti difficili, soprattutto all’inizio, ma nel lungo termine la vostra felicità (e il fatturato) ripagherà completamente i sacrifici, affronterete la vita con un nuovo entusiasmo e la consapevolezza di poter affrontare qualunque avversità, cambiamento professionale o pandemia che sia!

Ecco perché scegliere tra lavoro da dipendente e Partita IVA è una scelta molto personale: è una predisposizione che alcuni hanno innata verso l’uno o l’altra, altri la devono coltivare (come me nei confronti della Partita IVA). E non esiste scelta giusta o sbagliata, ma solo quella scelta che ci fa sentire bene, a posto con noi stessi, e soddisfatti.

Vi è piaciuto il mio articolo? Lasciatemi un commento qui sotto!

Volete costruire il business plan per la vostra attività? Cliccate qui per contattarmi

A martedì prossimo!

3 Commenti

  1. LORENA COLUCCIA

    Chiara e diretta come sempre. E con molti consigli pratici, che non guastano mai. Grazie!

  2. paolamonisso

    Il mio obiettivo è far sì che la mia esperienza possa essere d’aiuto a chi si trova in un momento di passaggio nella propria vita professionale e ha bisogno di concretezza. Grazie!

  3. paolamonisso

    Grazie!