Contro la violenza. Storie di donne d’altri tempi

da | Nov 24, 2020 | Blog

Il 25 novembre sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e ho pensato di fare un omaggio un po’ diverso dal solito alle donne, raccontandovi una storia, anzi due.

  1. Storia di una poetessa persiana, Tahirih

Tahirih

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Ne sono venuta a conoscenza di recente, durante un evento Business for Lady, raccontata da Giuseppe Robiati, Amministratore presso gruppo Scac, che ringrazio per averla raccontata, perché ci ha regalato un pezzo di storia probabilmente sconosciuta a molti di noi occidentali.

Si tratta della vicenda di una poetessa persiana, Tahirih, di fatto la prima femminista della storia d’oriente, nel XVIII secolo.

In quel tempo in Persia le donne vivevano in condizioni di totale privazione della libertà personale: erano oggetto di dominio assoluto da parte degli uomini, con pochi diritti, sposate giovani, non potevano studiare. Potevano essere ripudiate facilmente. Non potevano farsi vedere in giro, portavano un vestito che le copriva da capo a piedi. Una condizione terribile. E per noi occidentali incomprensibile.

Tahirih nasce nel 1817 a Qazvin nel nord della Persia (oggi Iran). È figlia di un prete mussulmano, uno dei più dotti Mulla di tutta la Persia.

Era considerata fin da giovane come un prodigio per intelligenza e bellezza. Era tredicenne quando fu maritata a suo cugino Mulla Muhammad. Ebbe tre bambini, due figli ed una figlia. Fin qui nulla di strano per l’epoca.

Tahirih fu una profonda studiosa della religione, in un tempo in cui le donne non potevano nemmeno leggere. Fu lei, che mentre si trovava a Karbila – la più avanzata roccaforte dell’Islam Sciita – aveva sentito l’impulso di ammonire gli ulama residenti in quella città, che relegavano le donne ad un rango poco più elevato di quello degli animali, negando ad esse perfino il possesso di un’anima.

Edward Brown professore a Cambridge e grande orientalista disse: “L’apparizione di una donna come Tahirih è, in qualsiasi paese, un fenomeno raro, ma in una terra come la Persia è quasi un miracolo.”

Per questa sua sventatezza, il Governo iraniano la imprigionò. Fu lapidata, esiliata, subì persecuzioni e sofferenze, minacciata di morte, considerata eretica, e per questo ripudiata dal marito, ma non venne mai meno alla determinazione di lottare per la libertà delle donne.

È famoso l’episodio in cui Tahirih si presenta ad un incontro con i capi del villaggio di Badasht senza velo, creando scompiglio nella giovane comunità inorridita che non si era ancora staccata dalle vecchie tradizioni e costumi islamici.

Morì da martire, strangolata con un fazzoletto di seta. Era il 1852.

Disse prima di morire: “Potete uccidermi quando volete ma non potete arrestare l’emancipazione della donna”.

E’ stata definita “La Giovanna D’Arco persiana, la guida per l’emancipazione delle donne d’oriente, colei che ha iniziato la serie delle riforme sociali in Persia” (Teologo Inglese T.K. Cheyne).

Che eredità può lasciare questa donna lontanissima dal nostro tempo e dalla nostra cultura?

Che quando si ha fede, e si crede fortemente nella capacità di realizzare i propri sogni, indipendentemente dai mezzi a disposizione, si andrà avanti con coraggio fino a realizzarli. Una donna come Tahirih è stata un’ispirazione, una pioniera della parità uomo-donna in un paese fortemente arretrato e guidato da leggi razziste nei confronti delle donne. Ha lasciato aperta la strada ad altre donne che sul suo esempio, o semplicemente guidate dalla stessa passione e fede, hanno voluto combattere la violenza contro le donne e le disuguaglianze, negli anni e nei secoli a seguire, e in tante altre parti del mondo.

Leggete la sua biografia completa (da cui ho tratto alcuni passi) nel sito a lei dedicato: http://www.tahirih.it/index.php/biografia.

  1. La storia della principessa Qajar

Qajar

La cosa bella è che leggendo la storia di Tahirih ne ho scoperta un’altra altrettanto forte e che parla di emancipazione sempre in Persia, qualche decennio dopo la morte di Tahirih, a testimoniare il forte desiderio delle donne di quel paese di interrompere la loro condizione di schiavitù e poter finalmente essere considerate al pari degli uomini.

E’ la storia della principessa Zahra Khanom Tadj es-Saltaneh, considerata un’icona, non solo per il suo aspetto e i tanti amanti che ebbe, ma perché lottò con tenacia per i diritti delle donne.

Nacque nel 1883 ed appartenente alla dinastia Qajar, famiglia reale persiana; figlia di Nasser al-Din Shah, re di Persia dal 1848 fino al maggio del 1896. Fu data in sposa a 10 anni ed ebbe quattro figli, proprio come ci si sarebbe aspettato da una brava donna di quell’epoca. Però, dopo alcuni anni divorziò e chiaramente, ai tempi, era un qualcosa di impensabile.

La principessa è stata una donna rivoluzionaria: ha combattuto in prima linea per i diritti delle donne,  e nel 1910 è stata una delle fondatrici di una società clandestina per la libertà femminile chiamata “Anjoman Horriyyat Nsevan”. Oltre che attivista, era pittrice, scrittrice ed intellettuale; fu tra le prime donne ad abbandonare lo hijab (tipico copricapo) ed a indossare abiti occidentali.

Era chiaramente una donna emancipata, in grado di affermare con forza la propria parità rispetto agli uomini, ponendosi di fronte a loro con la sua intelligenza, sfrontatezza e naturalezza.

Per leggere tutta la sua storia (da cui ho tratto i fatti principali): https://it.wikipedia.org/wiki/T%C4%81j-al-Sal%E1%B9%ADana.

Anche il suo è un esempio di lotta non solo per la parità, ma soprattutto contro le violenze che purtroppo in alcuni paesi orientali le donne ancora oggi subiscono, venendo private delle più elementari libertà.

Queste due storie sembrano lontane anni luce dalla nostra realtà, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, le storie di violenza che conosciamo noi non sono poi tanto diverse: parlano di sottomissione, di soprusi, di privazione della libertà, di punizioni.

Come combattere la violenza nel 2020?

Prendendo spunto da esempi come quelli che ho raccontato, che parlano sì di altri tempi e quindi anche di altri mezzi, ma di tale tenacia, passione e forza che noi donne di oggi non abbiamo scuse.

Dobbiamo combattere per i nostri diritti, e farlo con le armi che abbiamo naturalmente a disposizione:

resilienza, pazienza, sensibilità, visione innovativa del mondo,

e soprattutto amore.

L’amore che guida le azioni e cambia il mondo, dove uomo e donna insieme concorrono all’evoluzione della società.

 

Vi sono piaciute queste storie? Ne avete anche voi altre da raccontare? Celebriamo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne condividendo storie di donne così: sarò felice di pubblicarle nel mio blog!

A martedì prossimo!

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